2008/11/13

l'orto secondo Ippolito Pizzetti (faccio mie le sue parole)

Da: l'orto, aprile 1976 


È più che naturale invece – e anche umanamente comprensibile, ma non per questo meno deleterio – che una classe media o piccolo borghese o anche operaia che sia, trovatasi tutto d'un colpo nel vortice dell'avventura consumistica, e in cui è ancora vivo e doloroso il ricordo della lunga miseria rurale, non possa e non sappia vedere in quel mondo che ha lasciato alle spalle nient'altro che una ferita che scotta ancora, una memoria da rimuovere. Viceversa il giardino è accettato, ma nella misura unicamente in cui costituisce il segno di un traguardo raggiunto, un simbolo di stato, opulenza, pompa e orpello. Perciò l'albero ha da essere meno albero che sia possibile (la thuya, il Cupressus arizonica) o nel migliore dei casi esotico: una palma, un abete, e per niente al mondo una cosa viva: non l'ulivo, non il pioppo o i salici nostrani che ricordano; non l'albero fruttifero, che richiede attenzioni e sorveglianza, non le annuali, non soprattutto l'orto, che esige vanga e zappa, il rapporto continuo con la terra, il lavoro: quando è proprio il lavoro, quale che sia – come memoria o come sfinente realtà quotidiana – che si vuole scordare. Donde anche l'aberrante e grottesca farsa dell'hobby: che non è altro che un sintomo di fuga e il segno patetico e squallido di un rapporto disturbato col lavoro. Ed è tutta qui, la differenza sostanziale tra l'attuale giardino italiano e quello tedesco e inglese: che il primo è costituito in funzione antidinamica, statica, che esclude ogni rapporto, tanto che potrebbe sussistere senza che nulla cambi al di là di un vetro; mentre negli altri il lavoro, la partecipazione, il rapporto con la terra e il mondo vegetale è la premessa stessa su cui il giardino si fonda. (ritaglio di Lidia su http://www.compagniadelgiardinaggio.it/ippolito-pizzetti)

4 commenti:

equipaje ha detto...

Ma sai Michele che proprio questo brano di Pizzetti (Pollice Verde : il giardino : un hobby, una filosofia, un'arte. BUR, 1982, nuova ed. 2006) ce l'ho anch'io da mesi in bozza? E ho sempre rimandato l'invio, che il discorso mi si faceva troppo lungo ed articolato :)

michele ha detto...

Non vedo l'ora di leggerlo quel libro (l'ho ordinato appena ho letto questa frase su internet). E' un concetto che ho sempre condiviso ma non avevo gli strumenti per sintetizzarlo con così precisa lucidità. Pensa che vent'anni fa, quando abitavo in Friuli pensavo con gli amici di andare di notte nei giardini e tagliare palme, abeti e magnolie (non credo purtroppo che i proprietari avrebbero capito lo "slancio pizzettiano" che ci animava...

Io avevo invece in bozza un articolo di Gilles Clément sul giardino d'ortiche che ho tradotto dal suo blog (che non aggiorna mai) e che invece da bozza si è automaticamente palesato da solo (forse aveva troppa voglia di farsi vedere).

davide ha detto...

Pizzetti coglie proprio nel segno, mette il dito nella piaga. Andrò a cercarmi l'articolo di Gilles Clément sul giardino d'ortiche, sono piante così ricche di proprietà salutari che non mi stupisco che non vogliono farsi cogliere tanto facilmente.

Maura ha detto...

Leggere le parole di Pizzetti mi emoziona sempre, le trovo così giuste! Sarà perchè lo considero in qualche modo il mio maestro da quando sono capitata quasi per caso ad uno dei suoi corsi. Mi cambiò la vita, anche grazie alla sua gentilezza, buon umore, la sua voglia di ridere, giocare, raccontare. Un grande paesaggista ma anche una persona veramente adorabile.